Tartuficoltura

Home Su La Sperimentazione Guida tecnica di tartuficoltura

Questa guida ha lo scopo di aiutare il tartuficoltore nel corso della vita della piantagione da tartufo. La guida comprende quattro diverse fasi, la prima relativa all’impianto della tartufaia, la seconda, tratta la cura della giovane tartufaia e le pratiche colturali da intraprendere prima dell’entrata in produzione, la terza è relativa alla gestione della tartufaia ed ai lavori da eseguire al fine di migliorare la produzione in qualità e quantità, cercando di mantenerla il più a lungo possibile, l’ultima fase riguarda il rinnovamento di una piantagione vecchia in fase di declino di produzione.

                                                       

1° Tappa: impiantare

2° Tappa: cura della giovane tartufaia

3° Tappa: gestione della tartufaia dopo l’inizio della produzione

4° Tappa: rinnovazione della vecchia tartufaia

La tartuficoltura non è una scienza esatta ed a mio parere nessuno può vantarsi del brevetto di coltivazione esatto ed affermare d’essere depositario della verità. In questo mondo, ognuno di noi deve far tesoro delle proprie ed altrui esperienze per poterle poi applicare sul campo nel migliore dei modi. Ogni piantagione da tartufo richiede attenzioni diverse dall’altra, tutto dipende dalla qualità del terreno, dall’ambiente, dal clima, dagli alberi, tanti sono i fattori che entrano in gioco e che potrebbero farci propendere per un comportamento o per un altro. Non bisogna usare le stesse pratiche colturali in terreni, luoghi ed ecosistemi diversi.

Il tartuficoltore moderno deve avere l’arte dell’adattamento e deve essere in grado di osservare il tartufo nelle sue stazioni naturali e cercare di riproporle nel migliore modo possibile all’interno della propria tartufaia, cercando di far instaurare un ecosistema idoneo ed ottimale per quel tartufo. Deve ragionare e cercare di applicare le pratiche culturali più idonee al tartufo coltivato, facendo tesoro delle osservazioni degli ambienti naturali dove cresce e fruttifica. Ad oggi si sono eseguite piantagioni con varie specie di tartufo e si sono ottenuti risultati eccellenti con i tartufi neri.

Il Tuber melanosporum è ormai coltivato nelle stazioni più idonee con ottimi risultati, il Tuber aestivum e il Tuber Uncinatum sono coltivati da minor tempo, ma i risultati ottenuti sono molto incoraggianti, stessa cosa si può dire per il Tuber Borchii o Bianchetto. Per quanto concerne il Tuber Mesentericum, tartufo che s’identifica con L’Irpinia, la sua coltivazione è stata eseguita in Lombardia in un comune nel Bresciano, ad un’altidudine di circa 1000 metri con esposizione al sole esclusivamente a nord. Ebbene i risultati sono soddisfacenti, quest’impianto ha tutte le piante in produzione ed ognuna  produco circa 500 grammi di Tuber Mesentericum annuali.

Ripeto ancora una volta, fare tesoro delle esperienze è necessario per ottenere buoni risultati, comportamenti empirici sono pericolosi, sperimentare su poche piante, pratiche colturali ritenute valide e frutto di sperimentazioni già eseguite in passato, è molto positivo. In questa piccola guida vi propongo un riassunto delle sperimentazioni ed esperienze della Stazione di Tartuficoltura di Cahors-Le Montat in Francia.

Le sperimentazioni sono state eseguite dal Signor Pierre SOURZAT, insegnante di tartuficoltura nell’università francese del luogo, coadiuvato dai suoi collaboratori. Questa è una stazione di tartuficoltura all’avanguardia, difficile da riscontrare altrove, hanno sperimentato, stanno sperimentando e sperimenteranno su piantagioni nuove, in produzione e vecchie oltre che su un bosco tartuficolo naturale di 10 ettari. Le loro esperienze sono importanti e possono aiutarci nella nostra lunga via intrapresa o da intraprendere in questo mondo affascinante, pieno d’ostacoli, omertà, racconti, dicerie, sacrifici ma pieno anche di tante, tantissime soddisfazioni.

Mi auguro di esservi stato utile con questo mio piccolo lavoro, utile in un mondo dove nei vari convegni Italiani si parla sempre e solo di statistiche, progetti, risultati, tutto generico, tutto astratto, tutto….. di poco aiuto al tartuficoltore. Nessuno parla di sperimentazioni, nessuno aiuta i tartuficoltori, nessuno parla di pratiche colturali, di cosa fare in determinati momenti della stagione o in momenti importanti della tartufaia. Auguriamoci che le cose cambino, molto dipende da noi che siamo I principali attori di questo mondo, se avessimo la volontà di intraprendere un cambiamento, forse…fra qualche anno le cose potranno essere cambiate.

                                                                                                        Vincenzo   AGNITELLI