L'ambiente naturale

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Nei diversi ambienti di produzione naturale dei tartufi neri, si osserva che i tartufi più belli  sono raccolti spesso vicino ai ceppi di vite, nelle radici di lavanda, di ginestra, di rosa canina, ai piedi dei ginepri, sotto i ciuffi di festuca ovina, sotto l'olivo, il timo, il rosmarino, tutte piante favorevoli al tartufo.

Queste osservazioni, aggiunte ai risultati ottenuti nelle piantagioni di piantine micorrizate, inerbite naturalmente dopo la piantagione, ci hanno portato a considerare che la gestione dell'ambiente naturale del tartufo non fosse soddisfacente. Difatti, con i metodi di tartuficoltura ispirati all'arboricoltura da frutto, non è possibile creare le condizioni di habitat in cui si ritrovano le piante osservate in ambienti naturali. L’ambiente è impoverito nella sua diversità vegetale e faunistica  non può più soddisfare verosimilmente, le esigenze del fungo. La predetta riflessione porta a credere che queste condizioni sono all'origine del declino della produzione di tartufo rispetto a quella del periodo di prosperità del diciannovesimo secolo, sottolineate dalle quantità registrate in Francia. Perché dunque un ambiente di qualità nel diciannovesimo secolo ed all'inizio del 20 e non oggi? Considerando la domanda a livello globale, le modifiche dell'ambiente naturale hanno dovuto giocare un ruolo determinante, in particolare, il rimboschimento degli spazi calcarei utilizzati dall'agricoltura ed il pastoralismo. Non si può ignorare il cambiamento della società, prima era di tipo rurale e povero, nulla poteva essere trascurato, tutto era utile. Le foglie per la lettiera, i rami degli alberi per il gregge, i cespugli per il forno, le piante delle terre incolte per il pastoralismo; tutte queste pratiche di gestione dell'energia con una popolazione agricola importante,  contribuivano al mantenimento di un ambiente aperto e favorevole al tartufo.

Il cambiamento dell’agricoltura ed il passaggio ai trattori ed ai loro attrezzi hanno sostenuto un ruolo importante nella gestione dell’ambiente del tartufo. Si sono potuti osservare gli effetti che il frequente lavoro del suolo, eseguito con gli attrezzi a denti dei trattori, questa lavorazione impoveriva l’ambiente, la biodiversità, nelle giovani piantagioni ci sono poche graminacee e nessuna delle piante arbustive rinomate e necessarie per il tartufo. Queste problematiche sono all'origine d’alcune sperimentazioni, sviluppate con l’interesse rivolto verso certe piante, come la vite o la lavanda, un tempo presenti nelle migliori piantagioni da tartufo. 

I ragionamenti moderni non devono essere congelati su un metodo di tartuficultura omogeneo nel tempo, ma tenere conto delle evoluzioni, delle associazioni, degli antagonismi che si producono nell’ambiente e nel tempo tra i differenti organismi biologici (animali, piante, funghi). E’ necessario considerare una certa qualità dell’habitat e dell'ambiente naturale del tartufo, mettere in pratica una gestione dello spazio e delle specie nel rispetto delle relazioni interspecifiche tra piante, funghi, animali ed il loro ambiente naturale (suolo, clima). Il tartuficultore moderno potrebbe corrispondere a questa gestione, secondo criteri che non corrispondono a quelli dell'agricoltura convenzionale. In ogni caso, questo è il metodo di tartuficultura che si propone nelle prossime pagine.