Ecologia del tartufo

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L’ambiente idoneo al tartufo si distingue generalmente per:

·         un suolo calcareo o calcico, con un pH vicino a 8, un tenore più o meno importante in materia organica, delle buone condizioni di aerazione e di drenaggio, un'attività biologica intensa,

·         un clima di tipo mediterraneo con le influenze climatiche delle montagne o di tipo oceanico,

·         un certo tipo di ambiente naturale che corrisponde generalmente a quella di un paesaggio aperto.

Il tartufo nero Tuber melanosporum è un fungo di tipo ecologico xerotermofilo. 

È adattato alla siccità relativa dei suoli ed ai climi caldi. In suolo calcareo leggero, sabbioso, la siccità del suolo non deve superare le 3/4 settimane in luglio ed agosto. Con periodi di siccità superiori ad un mese, la maggioranza dei tartufi nata nella primavera o all'inizio dell'estate muore e sparisce. Alcune piogge abbondanti e tempestose nel mese d’agosto, ogni settimana od ogni dieci giorni, sono all'origine di raccolti importanti il seguente inverno.

Il tartufo nero Tuber melanosporum è un fungo d’ambiente aperto con una buona diversità biologica.  La qualità dell'ambiente naturale riguarda essenzialmente le modifiche intervenute tradizionalmente durante la seconda metà del ventesimo secolo nei paesaggi delle regioni produttrici di tartufi e le trasformazioni tecniche ed ecologiche che hanno accompagnato il passaggio da un’agricoltura manuale ad un'agricoltura meccanizzata e di tipo industriale. Il rimboschimento delle regioni agricole calcaree è stato all'origine di una chiusura dell’ambiente pregiudizievole all'estensione del tartufo che apprezza i paesaggi aperti. Con la meccanizzazione dell'agricoltura, gli ecosistemi ricchi e complessi di cui il tartufo nero ha bisogno sono stati impoveriti.  L’ambiente prediletto dal  tartufo nero Tuber melanosporum è il terreno agricolo derivante da vecchie culture.